Sanità: quando le parole possono colpirci più della sofferenza per un genitore malato

A volte le parole possono farci più male dei banchi di prova durissimi che la vita ci pone di fronte davanti alla malattia di un genitore. Sono soprattutto le parole esternate da chi ci aspetteremmo un’iniezione di fiducia e di conforto al posto di impennate di rassegnazione e di sfiducia verso una mamma gravemente malata. Qualche anno fa fu dedicato un importante congresso al tema “Le parole appropriate per la Salute” e oggi quelle riflessioni mantengono la stessa efficacia attuale e penetrante di una decina di anni fà quando fu organizzato a Trieste quell’incontro a cui ebbi la fortuna di assistere per un fatto che non possiamo non tralasciare e che tra poco vi racconteremo. Una delle più grandi verità che fu ribadita in quel congresso è che le “parole possono anche curare”, oppure provocare danni sulla sensibilità delle persone più “fragili”. Da questa premessa spostiamo l’attenzione verso coloro che passano giorni e notti senza pausa in ospedale per alleviare la degenza di un padre o di una madre. E’ capitato e capiterà quasi ad ognuno di noi di soffrire per un genitore che ci ha cresciuto e che ad un certo punto della vita si trova ad aver bisogno di noi.
In quell’evento si parlò anche di umanizzazione delle cure, principi etici e deontologici, ma soprattutto empatia, rispetto per le persone e responsabiltà per gli effetti delle parole. E’ con questo spirito che accogliamo una testimonianza che merita attenzione e rispetto in relazione ad un episodio accaduto nei giorni scorsi all’Ospedale di Branca. L’imprenditrice Sandra Monacelli, editore con Stefano Sensi della nostra emittente radiofonica Erreti Radio con un passato di senatrice e consigliera regionale dell’Umbria, ha espresso sui social tutta l’amarezza di una figlia che per 12 giorni è stata al fianco della madre ricoverata all’Ospedale di Branca per una patologia neurodegenerativa, rispetto a queste parole di un medico della struttura: “il reparto della medicina è la discarica della sanità raccoglie pazienti che nessuno vuole.. i medici se ne vanno ..e negli ultimi tempi dal suo reparto ben 8 sono stati i medici che se ne sono andati sia per le difficoltà della gestione delle problematiche che per il rapporto complicato con i familiari dei pazienti .Tanto sarebbe bastato ma non soddisfatto ha detto che lui stesso accompagnerebbe i pazienti anziani ricoverati da lui, in altri reparti, ma non li vuole nessuno”. Questo è solo un brano del post pubblicato dall’imprenditrice umbra che poi aggiunge di aver sentito dallo stesso professionista “Che le famiglie scaricano gli anziani in ospedale per farli morire li senza riportarli a casa..”. Monacelli conclude la riflessione con questa precisazione: “L ho sentito definire il reparto che dirige ” discarica della sanità ” perché raccoglie pazienti che nessuno vuole e lui.. il primario della medicina di Branca li avrebbe accompagnati personalmente in altri reparti. A quel primario oggi sento il dovere di dirgli che nè mia madre nè nessun altro paziente è un rifiuto più o meno tossico. Mia madre la porterò via dal suo reparto ma le sue parole gravi resteranno segnando una brutta pagina in un mondo sanitario che per fortuna ha tanti eroi”. Tante le manifestazioni di solidarietà di cittadini e personale infermieristico ricevute da Sandra Monacelli nelle ultime ore comprese le scuse della Direzione Sanitaria dell’Ospedale di Branca. La dignità non e’ un privilegio ma un diritto assoluto, ricordiamocelo sempre.

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