Diversi gli spunti, anche in relazione ad una crisi contingente che tocca tutti i settori, ma particolarmente quelli seguiti dalla categoria come tessile, energia e chimica. “Quando i mercati rallentano – ha detto Gramaccioni – l’incertezza è per chi lavora. Il sindacato deve assumersi la responsabilità più alta: scegliere di governare le trasformazioni. Dal 2022 è cambiato il mondo e le nostre sono le filiere più esposte. Il primo cambiamento che serve è quello dell’Europa, che deve decidere se accettare la marginalizzazione produttiva e subire le transizioni”. Quanto all’Umbria: “Non siamo una periferia industriale ma una regione manifatturiera. Con chimica, vetro, moda, rete, energia l’Umbria produce valore, competenza, qualità ed è una parte significativa in settori che devono essere tutelati. La nostra forza sta nella professionalità diffusa. La Regione non può limitarsi ad intervenire quando le crisi esplodono. La questione Umbria non è un tema tecnico ma una scelta politica: chi paga il costo del cambiamento? Le reti sono sempre più intelligenti, la gestione sempre più centralizzata. Ma se questo porta maggiore pressione c’è processo ma squilibrio. Senza redistribuzione non c’è equità”. Da qui dunque l’allarme sull’intelligenza artificiale, l’appello sul salario e sulla sicurezza sul lavoro: “Il lavoro è dignità e la dignità comprende il diritto di poter tornare a casa”. Importante spazio per l’area industriale dell’Umbria del sud: “un sistema produttivo integrato che comprende chimica, chimica di specialità, materiali e comparto gomma plastica. Un asse industriale che attraversa Terni, Narni e Nera Montoro e che costituisce uno dei pilastri manifatturieri della regione. Un sistema che, negli ultimi anni ha vissuto una fase di pressione strutturale. L’aumento die costi energetici ha inciso in modo diretto. L’Umbria non ha reagito in modo sufficiente alla fase di trasformazione e se questo sistema si indebolisce, l’Umbria perde una parte importante del proprio sistema industriale”. Sul tessile ricordato che il valore non nasce nei marchi, ma nei laboratori di cui l’Umbria è ricca. Chiara anche la richiesta: “Alle imprese chiediamo piani industriali chiari, alle istituzioni una regia stabile”.
Importante il contributo del segretario regionale Uil Umbria Maurizio Molinari, che ha ricordato il grande cambiamento e la grande crescita della Uil, invitando tutti al congresso confederale del prossimo 4 maggio. Conclusioni affidate alla segretaria nazionale Uiltec Daniela Piras: “In questa regione, gli effetti delle politiche sulla transizione energetica e industriale sono già evidenti con ricadute sui distretti produttivi, sulle filiere energivore, sulla tenuta occupazionale. Per questo crediamo in una transizione pragmatica e tecnologicamente neutrale, che non metta in discussione la capacità industriale dei territori ma la accompagni, garantendo competitività e occupazione. Senza una vera strategia industriale nazionale, territori come l’Umbria rischiano di restare ai margini, con interventi frammentati e poca capacità di programmazione, soprattutto considerando l’impatto che l’Intelligenza artificiale ha e avrà sul lavoro, sulla produzione e sulle persone. L’Umbria non può vivere solo di servizi e turismo, bisogna recuperare quella vocazione industriale che ha reso grande il nostro Paese”.
