Cerevisia sceglie Gorilla La Barley Wine di Mastri Birrai Umbri conquista il premio Eccellenza, quello più ambito Trenta birre premiate nelle varie categorie nella finale nazionale di Spoleto

La migliore birra del Premio Cerevisia 2026 ha un nome che non passa inosservato: Gorilla Barley Wine. L’etichetta firmata da Mastri Birrai Umbri ha conquistato il Premio Eccellenza della XIII edizione, imponendosi su 136 birre presentate da 38 aziende di 18 regioni e ottenendo il punteggio più alto dell’intero concorso.



Il verdetto è arrivato questa mattina a Spoleto, nel Complesso monumentale di San Nicolò, al termine di una selezione costruita per ridurre al minimo ogni condizionamento esterno. Prima le analisi chimico-fisiche, poi l’anonimizzazione integrale dei campioni, infine gli assaggi alla cieca da parte dei professionisti del BaNAB, il Banco nazionale di assaggio delle birre. Soltanto dopo la chiusura delle valutazioni sono stati svelati nomi, marchi e territori di provenienza.



La Gorilla Barley Wine non ha quindi prevalso per notorietà o forza commerciale, ma per la qualità espressa nel bicchiere: equilibrio, precisione tecnica, carattere e coerenza con lo stile. È questo il significato del Premio Eccellenza, assegnato alla birra che ha ottenuto il risultato complessivo più alto tra tutte quelle rimaste in gara dopo il superamento della soglia minima di 70 punti su cento.

Accanto al riconoscimento assoluto sono stati assegnati i tre premi territoriali. Per il Nord ha vinto la Brenta Bräu Vienna del Birrificio Val Rendena, in Trentino-Alto Adige. Il Centro ha premiato la 1984 del Birrificio agricolo Poggio Rosso, in Toscana. Per il Sud e le Isole si è imposta la Memoriae del birrificio calabrese Gladium.



Nel complesso sono salite sul podio trenta birre prodotte da 22 birrifici. La geografia dei premi restituisce l’immagine di un comparto diffuso, capace di esprimere qualità in aree molto diverse del Paese. L’Umbria ha ottenuto undici riconoscimenti, l’Emilia-Romagna nove, la Calabria sei e il Veneto cinque. Tre premi sono andati alla Campania e altrettanti alla Toscana, due alla Puglia, uno ciascuno a Lazio, Trentino-Alto Adige, Sardegna e Friuli-Venezia Giulia.

Il totale dei riconoscimenti è superiore al numero delle birre premiate perché una stessa etichetta può affermarsi nella propria categoria e concorrere contemporaneamente per il premio assoluto o per quello territoriale. Un meccanismo che consente di valorizzare sia la qualità tecnica all’interno dei singoli stili sia la capacità di distinguersi nell’insieme della competizione.



A dare solidità al concorso è soprattutto il metodo. I campioni vengono esaminati dal Cerb, il Centro di ricerca per l’eccellenza della birra dell’Università degli Studi di Perugia, e poi valutati senza che gli assaggiatori conoscano produttore, provenienza o nome commerciale. La reputazione resta fuori dalla sala, mentre il giudizio si concentra su profilo sensoriale, pulizia, equilibrio e aderenza alla categoria.

È questa architettura a separare Cerevisia da una semplice vetrina promozionale. La creatività dei mastri birrai viene sottoposta a un controllo tecnico rigoroso, mentre il racconto dei territori acquista credibilità proprio perché arriva dopo la misurazione della qualità. In un settore nel quale identità, marketing e narrazione hanno un peso crescente, il concorso riporta il centro della scena sul prodotto.



Al tavolo della presidenza sedevano Federico Sisti, segretario generale della Camera di Commercio dell’Umbria; Andrea Sisti, sindaco di Spoleto; il professor Paolo Fantozzi, vicepresidente del BaNAB; Andrea Bagnolini, direttore di AssoBirra; e la professoressa Ombretta Marconi, direttrice del Cerb dell’Università degli Studi di Perugia.

Erano presenti anche Mauro Bacinelli, in rappresentanza dell’assessore regionale Simona Meloni, e Giacomo Latterini, consigliere comunale di Deruta, delegato dal sindaco Michele Toniaccini. Assente per impegni inderogabili Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria e del BaNAB.



Ripercorrendo il cammino compiuto dal Premio, Federico Sisti ha sottolineato la crescita di una manifestazione che ha superato da tempo la dimensione sperimentale. “Il Premio Cerevisia è una scommessa vinta da tempo ed è diventato un riconoscimento di assoluta e crescente eccellenza, un punto di riferimento per l’intero settore brassicolo italiano, in particolare quello dei piccoli birrifici tradizionali”, ha affermato il segretario generale dell’Ente camerale.



Nato nel 2013, Cerevisia è promosso dal BaNAB, costituito per volontà della Camera di Commercio dell’Umbria, della Regione Umbria, del Cerb dell’Università degli Studi di Perugia, del Comune di Deruta e di AssoBirra, l’Associazione dei birrai e dei maltatori. Il Premio gode inoltre del patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste e dell’Associazione italiana dei tecnici della birra e del malto.



In tredici edizioni il concorso ha seguito da vicino l’evoluzione della birra italiana, passata da fenomeno di nicchia a filiera capace di mettere insieme agricoltura, ricerca, manifattura, turismo, occupazione e cultura del gusto. La cerimonia di Spoleto ha restituito la fotografia di questo percorso: molti territori rappresentati, trenta birre premiate, una selezione severa e un vincitore netto.

Il nome da ricordare, quest’anno, è Gorilla Barley Wine. Non perché venga dall’Umbria, ma perché, tra 136 concorrenti, è stata la birra che ha convinto più di tutte.