Di fatto, alla Giunta regionale viene chiesto di “valutare l’adozione di ogni iniziativa utile, nell’ambito delle competenze regionali, finalizzata a sostenere la valorizzazione, la tutela e la gestione dei beni collettivi, anche attraverso l’introduzione di semplificazioni amministrative nell’ambito dei procedimenti di competenza regionale connessi alla gestione dei beni collettivi, finalizzate ad attenuare gli oneri a carico degli enti esponenziali dei domini collettivi, la possibilità di proporre criteri di premialità nei bandi del Complemento di Sviluppo Rurale (CSR) e del FESR per interventi di tutela ambientale, prevenzione degli incendi boschivi e gestione delle attività silvo-pastorali, nonché la promozione del valore ambientale, storico e paesaggistico dei beni collettivi negli strumenti regionali dedicati al turismo e alla valorizzazione del territorio e l’ulteriore della banca dati regionale delle proprietà collettive, quale utile strumento a supporto della programmazione regionale e del raccordo con gli enti locali”.
Francesco Filipponi, illustrando l’atto all’Aula ha ricordato che “l’istituto giuridico dei domini collettivi e delle comunanze agrarie è disciplinato, a livello nazionale, dalla legge 168/2017, recante ‘Norme in materia di domini collettivi’, la quale riconosce agli enti esponenziali delle collettività titolari dei diritti di uso civico la personalità giuridica di diritto privato, come pure la capacità di auto normazione e di gestione del patrimonio naturale, economico e culturale, che fa capo alla base territoriale della proprietà collettiva. Ai sensi dell’art. 3 della citata legge, il regime giuridico dei beni collettivi resta quello della indisponibilità, inusucapibilità, inalienabilità e di perpetua destinazione agro-silvo-pastorale fatta salva la possibilità di assegnare agli stessi beni una diversa destinazione purché ne derivi un effettivo vantaggio per la generalità degli abitanti e nel rispetto della vocazione dei beni. Sul territorio regionale sono presenti sono presenti 173 domini collettivi e 37 amministrazioni comunali che gestiscono terre civiche di godimento delle collettività per una superficie appartenente al demanio di civico di oltre 80mila ettari. L’art. 9 della Costituzione e le disposizioni statutarie regionali attribuiscono rilevanza alla tutela del paesaggio e alla gestione del patrimonio ambientale e culturale; la gestione dei beni collettivi comporta adempimenti amministrativi di competenza regionale (ad esempio rilascio di autorizzazioni in materia forestale e di vincolo idrogeologico, approvazione dei piani di gestione forestale ecc) per i quali si potrebbe valutare la possibilità di introdurre ulteriori semplificazioni idonee a garantire un più agevole espletamento degli stessi. Nell’ambito della programmazione dei fondi strutturali europei, inclusi il Complemento di Sviluppo Rurale (CSR) e il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), può risultare altresì utile approfondire la possibilità di proporre, in sede di Comitato di monitoraggio/sorveglianza, l’introduzione di criteri premiali specifici per i soggetti gestori di beni collettivi. Il consolidamento e arricchimento della banca dati regionale, già presente sul sito della Regione, relativa alla consistenza e allo stato giuridico-amministrativo delle proprietà collettive presenti sul territorio rappresenterebbe un utile strumento a supporto della programmazione regionale e del raccordo con gli enti locali”.
L’assessora Simona Meloni ha detto che “i beni collettivi sono una importante realtà del territorio generale, che interessano in particolar modo le nostre aree collinari e montane. Ovviamente c’è anche una necessità però legislativa, che è quella di introdurre ulteriori semplificazioni amministrative nell’ambito anche dei procedimenti di competenza regionale. Chiaramente la semplificazione sappiamo che richiede un multilivello di lavoro, quindi lavorando a più strati dobbiamo ricordare però che la maggior parte dei terreni a cui lei faceva riferimento sono quasi tutti gravati da usi civici. Quindi sono quasi tutti sottoposti a vincolo paesaggistico, anche ai sensi dell’articolo del 2024 e quindi questa particolarità si interseca soprattutto con quelli che sono i vincoli paesaggistici e i vincoli ambientali. Per l’introduzione dei criteri di premialità, rispetto all’accesso ai fondi europei, è chiaro che dobbiamo aspettare la nuova programmazione 2028-2034, perché l’attuale sta andando verso la chiusura. Ma nel corso del 2027 procederemo alla predisposizione di nuovi strumenti, come già avvenuto per la precedente programmazione, che conterranno dei principi di selezione prestabiliti a livello nazionale, ma rimanendo alle Regioni la possibilità di procedere anche ad un affinamento dei criteri di selezione che possiamo portare al Comitato di monitoraggio, così come abbiamo fatto anche con altre richieste su temi che non c’entrano con i domini collettivi. Diciamo anche che molti di questi comunque hanno ottenuto e stanno ottenendo contributi nell’ambito dello sviluppo rurale, con il PSR 2014-2022. Noi abbiamo avuto complessivamente 91 domande di cui 85 finanziate, mentre per il PSR 2023-2027 sono state ad oggi presentate 69 domande e 61 sono finanziate. Quindi la promozione del valore ambientale, storico, paesaggistico e di beni collettivi si traduce anche nella valorizzazione del patrimonio agrosilvo-pastorale gestito direttamente dalle comunità locali che diventa uno strumento fondamentale di coesione territoriale e contrasta lo spopolamento delle aree montane. Quindi certamente sulla semplificazione e la questione legata alle premialità ci lavoreremo, i finanziamenti sono già integrati e ci sono moltissime domande, la maggior parte quasi tutte finanziate. Per quanto riguarda invece l’implementazione della banca dati regionale, noi abbiamo già proceduto e dovremmo accelerare l’arricchimento di questa banca dati, costituita tra l’altro anche su sollecitazioni della Corte dei Conti, e questa banca dati si è resa disponibile da circa un anno. È nel sito della regione consente la verifica proprio in merito ai terreni del demanio civico e anche a terreni gravati da uso civico proprio fino ad oggi riconosciuti. Oltre alla banca dati relativa agli usi civici, sono presenti anche altri fattori, anche altre informazioni, come per esempio quelle aree protette dal vincolo ambientale, dai siti di Natura 2000, dal vincolo idrogeologico e anche dalla gestione della fauna e delle carte forestali. Come più volte anche ricordato dalla Corte Costituzionale, che ha richiamato anche il Parlamento a una revisione della normativa in materia di domini collettivi e delle terre gravate dagli usi civici, anche alla luce delle problematiche emerse a seguito dell’approvazione della legge 168 del 2017, perché la Corte ha evidenziato la necessità che sia compiuto il dovere del legislatore di intervenire organicamente in materia, in un settore normativo nel quale si sovrappongono e confliggono l’interesse delle comunità locali, il fondamentale interesse nazionale alla tutela del bene ambiente, l’interesse privato e pubblico alla protezione della proprietà, l’interesse privato pubblico all’esercizio dell’attività economica e alla realizzazione delle opere pubbliche e delle infrastrutture, delle quali nessuno può fare a meno. Quindi faremo la nostra parte, sperando che anche la parte legislativa più alta, come richiamato dalla Corte Costituzionale, faccia la sua.”
