Un’esperienza che ha sicuramente accresciuto la conoscenza di tematiche tanto care alle Scienze Umane, e che di certo ha arricchito lo sguardo degli studenti nel considerare sempre la vita della persona al di là delle tante manifestazioni in cui essa si mostra.
La persona dietro alla follia: in visita al Villaggio Manicomiale di Siena
…E guai a chi un bel giorno si trovi bollato da una di queste parole che tutti ripetono! Per esempio: “Pazzo!”- Per esempio che so?- “ imbecille!”- Ma dite un po’, si può stare quieti a pensare che c’è uno che si affanna a persuadere agli che voi siete come vi vede lui, a fissarvi nella stima degli altri, secondo il giudizio che ha fatto di voi? Così Pirandello nell’Enrico IV descrive lo sguardo dell’altro che cristallizza il flusso della vita del soggetto in uno solo status che ne rappresenta l’identità. Ancora oggi molto spesso il soggetto con malattia mentale viene riconosciuto con il suo disturbo psichico. È questo lo stigma che hanno potuto rivivere gli studenti del Sigismondi di Nocera Umbra in visita al Villaggio manicomiale S. Niccoló di Siena. Una mattinata immersiva nella storia della malattia mentale e della sensibilità nei confronti di questa, che ha consentito loro di sperimentare sul campo ciò che hanno appreso sui testi di scuola. Accompagnati dalla Prof.ssa Maria Luisa Valacchi dell’Universitá degli Studi di Siena hanno ripercorso la trasformazione dell’antico convento di San Niccolò a Manicomio, chiuso soltanto negli anni Novanta, circa venti dopo la legge Basaglia del ‘78. Il dottor Carlo Livi, medico soprintendente del Manicomio, intorno alla metà dell’Ottocento dá avvio non solo ad un rinnovamento dell’aspetto architettonico della struttura, ma anche sul fronte terapeutico. Grazie alla sua lungimiranza e alla novità del suo approccio, il Manicomio passa da Asilo di custodia a Luogo di cura. Gli studenti hanno potuto visionare le cartelle cliniche, prime fonti documentarie delle singole vite rinchiuse non solo per malattia, ma perché scomode per la società, le foto dei malati prima e dopo le cure, le pratiche terapeutiche che si accanivano sulla patologia, non curando la persona, come la lobotomia e l’elettroshock. Si è potuto toccare con mano alcuni degli strumenti di contenimento meccanici come la camicia di forza e ripercorrere i luoghi del lavoro,il mulino e le officine, e i padiglioni dell’isolamento.
Un’esperienza che ha sicuramente accresciuto la conoscenza di tematiche tanto care alle Scienze Umane, e che di certo ha arricchito lo sguardo degli studenti nel considerare sempre la vita della persona al di là delle tante manifestazioni in cui essa si mostra.
Un’esperienza che ha sicuramente accresciuto la conoscenza di tematiche tanto care alle Scienze Umane, e che di certo ha arricchito lo sguardo degli studenti nel considerare sempre la vita della persona al di là delle tante manifestazioni in cui essa si mostra.
