“Centinaia di agricoltori umbri ancora una volta al Brennero per tutelare il nostro agroalimentare, una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro – spiega Albano Agabiti presidente Coldiretti Umbria. Un presidio economico, sociale e occupazionale sui territori, che non può più essere esposto agli effetti distorsivi del codice doganale. L’obiettivo è garantire piena trasparenza in etichetta sull’origine degli alimenti e chiedere la modifica della norma del codice doganale che, attraverso il principio dell’ultima trasformazione sostanziale, consente di far diventare italiano un prodotto che italiano non è. Serve, tra l’altro, rafforzare strumenti come i contratti di filiera, che rappresentano una risposta concreta per garantire equità lungo tutta la catena del valore, dando stabilità alle imprese agricole e costruendo un rapporto più equilibrato con il mondo della trasformazione”.
“La nostra partecipazione al Brennero – ribadisce Mario Rossi direttore Coldiretti Umbria – per rivendicare la madre di tutte le battaglie sindacali: la revisione della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale nel codice doganale, un meccanismo che penalizza il lavoro agricolo e altera profondamente la trasparenza del mercato. Una distorsione che indebolisce il sistema produttivo e inganna i consumatori. La difesa del lavoro delle nostre imprese agricole passa dunque da questa riforma, che consente autentici inganni commerciali e dall’etichetta d’origine su tutti i prodotti alimentari venduti in Europa”.
“La mobilitazione – aggiunge Dominga Cotarella presidente Coldiretti Terni – è anche l’occasione per rilanciare un risultato storico: l’approvazione della legge sui reati agroalimentari, ispirata alla cosiddetta “Legge Caselli”, ottenuta dopo oltre dieci anni di impegno e fondamentale per rafforzare la lotta alle agromafie e garantire maggiore chiarezza lungo tutta la filiera. Il cibo è una componente strategica della sicurezza nazionale e il tema dell’origine incide direttamente sulla sovranità economica del Paese. Difendere il made in Italy significa tutelare il lavoro delle nostre imprese sempre più multifunzionale e il futuro dei nostri territori”.
“Il settore agricolo – ricorda Anna Chiacchierini presidente Coldiretti Perugia – già duramente colpito dalla guerra in Medio Oriente e dalle tensioni nello stretto di Hormuz, sta affrontando una nuova impennata dei costi di produzione legati a energia, carburanti e fertilizzanti. Una situazione che, unita all’ingresso di prodotti dall’estero presentati come italiani senza esserlo, rischia di mettere in crisi la produzione nazionale di cibo sano e di qualità, favorendo al contempo la diffusione di alimenti ultra-formulati”.
