Rifiuti, Auri risponde all’esposto di Codici Umbria: «I dati del Pef vanno letti nel loro complesso. Nessun costo è coperto due volte» Sulle contestazioni sollevate: «L’indicatore H è pari al 29,57%. I corrispettivi dei consorzi coprono il 46,8% dei costi operativi della raccolta degli imballaggi. Oltre 787 mila euro vengono portati direttamente in diminuzione dei costi a carico degli utenti»

In merito alle notizie di stampa recentemente diffuse sul Piano economico finanziario (Pef) del servizio rifiuti del Comune di Terni, collegate all’esposto presentato dall’associazione Codici Umbria, Auri ritiene opportuno fornire alcuni chiarimenti sulle criticità sollevate, nell’interesse della trasparenza e di una corretta informazione nei confronti dei cittadini e degli stakeholder.

Seppur normalmente Auri non interviene nel dibattito mediatico che accompagna l’approvazione dei Pef, in questo caso, la rilevanza delle questioni sollevate e il rischio di una lettura parziale dei dati rendono necessario chiarire il corretto funzionamento del sistema tariffario e rassicurare gli utenti sulla correttezza delle procedure adottate dall’Autorità di Ambito.

Un primo elemento riguarda l’indicatore H (Eta), utilizzato da Arera per misurare il contributo dei sistemi di responsabilità estesa del produttore alla copertura dei costi della raccolta degli imballaggi. Il valore non valorizzato evidenziato nell’analisi di Codici Umbria è effettivamente riconducibile a un errore materiale di compilazione di un campo del prospetto di sintesi, successivamente corretto.

È importante precisare che tale errore non ha prodotto alcun effetto sulle entrate tariffarie né sul calcolo della tariffa a carico degli utenti. Tutti gli elementi economici necessari, relativi ai ricavi e ai costi della raccolta differenziata, erano infatti correttamente presenti nel Pef. Si è trattato quindi della mancata rappresentazione di un dato in un prospetto riepilogativo e non di un errore nella determinazione dei costi o dei ricavi utilizzati per il calcolo della tariffa.

Una volta correttamente valorizzato, l’indicatore H raggiunge il 29,57%, un valore superiore sia a quello storico di partenza, pari al 22,15%, sia all’obiettivo del 25,65% previsto da Arera per Terni. Il dato colloca inoltre il Comune di Terni su un livello di copertura superiore a quello degli altri comuni del territorio richiamati nell’esposto.

Un secondo aspetto riguarda il confronto tra i ricavi derivanti dai consorzi di filiera e i costi della raccolta differenziata. Anche in questo caso è necessario leggere correttamente i dati. Il valore della componente Crd presa a riferimento da Codici Umbria comprende infatti l’insieme dei costi operativi di raccolta e trasporto di tutte le frazioni differenziate, comprese quelle che non generano corrispettivi, come organico, verde, ingombranti, Raee, rifiuti urbani pericolosi, tessili e inerti, oltre alla gestione dei centri di raccolta, al lavaggio dei contenitori e alla gestione dei dati di conferimento.

Non è quindi corretto confrontare direttamente i circa 1,24 milioni di euro di corrispettivi riconosciuti per gli imballaggi con l’intera componente Crd, che comprende costi riferiti a una pluralità di materiali e servizi.

Considerando esclusivamente i costi riferibili alla raccolta degli imballaggi, i corrispettivi riconosciuti dai consorzi coprono circa il 46,8% dei costi operativi. Il valore si attesta poi al 29,57% considerando, secondo quanto previsto dalla metodologia ARERA, anche i costi comuni e i costi di capitale. È proprio questo il dato rappresentato dall’indicatore H.

Anche sul tema della contabilizzazione dei ricavi derivanti dagli imballaggi è necessario fare chiarezza. Le entrate riconosciute dai consorzi di filiera del sistema Conai sono correttamente contabilizzate come corrispettivi dei sistemi di responsabilità estesa del produttore, secondo la regolazione Arera, e non devono essere confuse con i ricavi derivanti dalla libera commercializzazione dei materiali.

Si tratta di due diverse modalità di valorizzazione, entrambe previste dalla regolazione. Il fatto che nel PEF 2026 la componente relativa ai ricavi da libero mercato sia pari a zero non significa quindi che non esistano ricavi dalla valorizzazione degli imballaggi. Nel PEF 2027, infatti, sono previsti ricavi da valorizzazione dei materiali provenienti dal libero mercato.

Un ulteriore elemento riguarda il beneficio diretto per gli utenti. Il sistema tariffario ARERA prevede che i corrispettivi riconosciuti dai consorzi vengano portati in detrazione dei costi variabili riconosciuti in tariffa. Nel caso di Terni, su circa 1,24 milioni di euro di corrispettivi, 787.265 euro vengono sottratti direttamente ai costi riconosciuti al gestore, producendo quindi un beneficio per gli utenti. La restante quota rappresenta invece una componente di incentivo riconosciuta al gestore nell’ambito del sistema regolatorio.

In questo quadro assume particolare importanza anche la qualità della raccolta differenziata. Terni raggiunge una percentuale di raccolta differenziata superiore al 78%, un risultato significativo, ma sul quale esistono ancora margini di miglioramento. Una maggiore qualità dei materiali conferiti significa infatti meno scarti, maggiore possibilità di effettivo riciclo e, conseguentemente, una maggiore valorizzazione economica da parte dei consorzi di filiera.

Il tema non riguarda quindi soltanto la quantità della raccolta differenziata, ma anche la sua qualità. Ed è un ambito nel quale il gestore ha un interesse diretto: una raccolta più pulita e qualitativamente migliore può generare maggiori corrispettivi, con effetti positivi sia per il sistema sia per gli utenti.

Infine, Auri ribadisce che la metodologia tariffaria Arera non consente una doppia copertura dei medesimi costi. I corrispettivi riconosciuti dai sistemi consortili vengono portati in detrazione dei costi riconosciuti in tariffa, mentre gli oneri relativi alla commercializzazione, valorizzazione, pretrattamento e alle attività analoghe vengono scomputati dai costi riconosciuti, in coerenza con la regolazione vigente e con quanto previsto anche dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 7196/2023.

La richiesta di un maggiore contributo economico da parte dei produttori di imballaggi è un obiettivo che Auri considera condivisibile e coerente con i principi della responsabilità estesa del produttore. Si tratta tuttavia di un tema che riguarda il sistema nazionale degli accordi Anci-Conai e l’effettiva applicazione del principio “chi inquina paga”, non una diversa contabilizzazione all’interno del PEF del Comune di Terni.

Il compito di Auri è garantire che il Pef sia costruito nel pieno rispetto delle regole definite da Arera, assicurando trasparenza, correttezza e sostenibilità economica del servizio. Nel caso di Terni, i dati correttamente ricostruiti mostrano che la copertura dei costi degli imballaggi è superiore agli obiettivi regolatori, che una parte significativa dei corrispettivi viene direttamente sottratta ai costi a carico degli utenti e che non esiste alcuna doppia copertura dei costi.

Per una disamina tecnica di maggior dettaglio è possibile consultare la scheda tecnica dedicata all’argomento, pubblicata sul sito internet di Auri.