Come da specifiche prescrizioni nel mese di giugno sono stati ultimati gli interventi di sfalciatura previsti anche nel progetto life Immagine che l’UNIPG, dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Ambientali sta portando avanti nella nostra Regione con il coordinamento scientifico della Professoressa Daniela Gigante. Gli interventi erano previsti in Valsorda per il 2026 perché, purtroppo, anche nei nostri prati polifiti si cercano soluzioni di contenimento per alcune specie autoctone classificate come problematiche.
La Presidente Monacelli e l’Assessore Gramaccia ricordano che nella ZSC IT5210067 MONTI MAGGIO E NERO, si sta monitorando la presenza e la diffusione di specie autoctone problematiche, nel caso di specie l’asfodelo (Asphodelus macrocorpus), che hanno registrato in questi ultimi anni un forte incremento di diffusione a causa di abbandono di buone pratiche agronomiche e pastorali. Le istituzioni hanno segnalato la situazione e l’allerta è stata colta dagli esperti e docenti universitari ravvisando in questo un concreto rischio di perdita di altre specie erbacee e quindi ci si è mossi per la conservazione dell’HABITAT PRIORITARIO 6210* (*stupenda fioritura di orchidee).
Già nel 2025, ricordano Monacelli e Gramaccia, sono stati effettuati interventi in alcune zone a scopo cautelativo, preservazione di prati non fortemente interessati da presenza di asfodelo. Intervento molto efficace tanto che anche in questa stagione di fatto l’asfodelo non viene registrato nelle zone trattate. Quest’anno, sempre in collaborazione tra gli enti, si è avviata la fase di intervento diretto allo scopo di applicare tecniche agronomiche per il contenimento della specie. Dopo aver acquisito tutte le necessarie autorizzazioni, sulle tre aree individuate per caratteristiche tecniche e di diffusione della pianta, sono stati effettuati sfalci precoci “mirati” al fine di eliminare la parte vegetale già emersa della specie problematica senza però interessare le altre specie che avviano il proprio ciclo più avanti nella stagione.
I lavori, coordinati sul campo dal Dr. Agronomo Ermanno Rosi, sono stati eseguiti tra il 27 e il 28 aprile con l’impiego di una trattrice gommata. Lavoro svolto da un dipendente comunale con mezzo del comune. Dopo lo sfalcio, sulle tre aree trattate, è stato effettuato un monitoraggio per verificare se l’asfodelo avesse subìto l’effetto desiderato, mortificazione della parte vegetale, e le altre specie non avessero avuto problemi. I dati rilevati riguardavano l’accrescimento e la valutazione della conclusione dei cicli vegetativi, fioriture.
La fase di monitoraggio, ricorda il Dr. Rosi che ha svolto i rilievi, ha consentito di verificare che l’asfodelo una volta tagliato non ha più la capacità di rigenerare la parte riproduttiva mentre le altre specie, comprese le orchidee, sono riuscite a chiudere con successo l’intero ciclo vegetativo con fioriture diffuse.
Rosi ricorda che la sperimentazione aveva anche un secondo obiettivo volendo indagare gli aspetti quali quantitativi del prodotto finale, fieno. La stagione 2026 per le fienagioni non è stata particolarmente favorevole stante la carenza di piogge nel mese di maggio, solo parzialmente compensate da alcuni eventi all’inizio di giugno. Anche nei prati di Valsorda si è registrato un calo produttivo del 15/20 %, in linea con i dati sui prati coltivati, ma si è mantenuto un livello qualitativo ancora elevato.
Comune e Comunanza, con soddisfazione, sottolineano che gli obiettivi che si attendevano sono stati raggiunti. Nelle zone trattate si è registrata la mortificazione totale delle fioriture di asfodelo con conseguente riduzione della diffusione per seme della pianta, nel contempo le altre specie non hanno subito alcun effetto. Si è accertata una ripresa della competizione tra specie che, compatibilmente con la stagione, si è dimostrata efficace.
Sulla scorta dei risultati, validati anche dalla prof.ssa Gigante, si reputa opportuna una riflessione sulla necessità di effettuare il taglio precoce su superfici più ampie, concludono Gramaccia e Monacelli. Questo diventa un impegno, sottolineano, che deve essere condiviso e organizzato in modo da intervenite tempestivamente.
Sottolineano, le due rappresentanti degli Enti, che così come le cause dell’espansione della pianta sono il frutto di una serie di condizioni anche per il suo contenimento si dovrà approcciare una metodologia diversificata utilizzando vari metodi e sistemi, sottolineando la necessità di trovare la ricetta adatta ad affrontare, con le giuste aspettative di successo.
Siamo in un ambiente plasmato dall’attività antropica, ricorda Rosi, attività importante che era ancora molto attiva sino a pochi anni fa, questo comporta riflessioni adeguate e soluzioni ponderate proprio in virtù della manipolazione esercitata per secoli. Tutti gli Habitat prioritari 6210, almeno nella parte nord dell’Umbria ZSC ricadenti tra il Catria il Cucco e il Penna, sono derivanti dall’attività dell’uomo pertanto queste non possono essere escluse tout court senza immaginare inevitabili ripercussioni.
Come giusto che sia, concludono gli interessati, sono più le domande che scaturiscono da queste iniziative che le risposte, su tutte una riguardante il pascolo e quella della naturale espansione delle aree boscate. Fenomeno, quest’ultimo positivo in sé ma da tenere sotto controllo per le specie e gli habitat presenti. In termini di salvaguardia non deve preoccupare solo il contenere nuove iniziative impattanti ma, con altrettanta attenzione, vanno valutati i divieti che riguardano operazioni sempre svolte. In sostanza può far danno un divieto non valutato esattamente quanto una nuova attività.
Concludono Gramaccia e Monacelli che va sottolineato con forza, a scanso di equivoci, che la Valsorda è ancora un luogo caratterizzato da alti indici di biodiversità e che non trovano nessuna giustificazione gli allarmi su presunti degradi. Che possa essere fatta una maggiore attività di manutenzione è certo ma resta il fatto che Valsorda mantenga altissimi indici di qualità ambientale con pochi eguali nell’arco appenninico.
Altri progetti Life a cura dell’Università stanno partendo nella zona e questo a testimonianza di un grande interesse scientifico e una costante attenzione da parte di chi gestisce i beni.
Un ringraziamento a tutti coloro che hanno consentito queste iniziative.
Paola Gramaccia Nadia Monacelli.
