Perugia: Consiglio Grande del Comune sulla manovra fiscale della Regione. Bori:” Il 73% della popolazione non subirà aumento delle tasse”

Si è svolto nel pomeriggio del 10 giugno nella sala dei Notari del Palazzo dei Priori il Consiglio Grande sulla manovra fiscale della Regione Umbria. La presidente del Consiglio comunale, Elena Ranfa, ha ricordato che il Consiglio grande è previsto e disciplinato dagli articoli 22 dello Statuto e 30 del regolamento consiliare. Si tratta (art. 22) di un Consiglio
comunale aperto alla partecipazione dei cittadini e che si riunisce su temi di particolare rilevanza per la vita cittadina ogni qual volta il presidente del Consiglio, sentito il sindaco e la conferenza dei presidenti dei gruppi, lo ritenga opportuno o quando lo richieda il sindaco
stesso o (come in questo caso) almeno un quinto dei consiglieri. Ranfa ha richiamato anche la differenza rispetto al Consiglio aperto, dove si iscrivono solo rappresentanti di enti, associazioni e fondazioni che si occupano della materia oggetto della convocazione.
Indicate le modalità di svolgimento stabilite dalla conferenza dei capigruppo, Ranfa ha aperto i lavori.
La parola è quindi passata ai soggetti che si sono iscritti a parlare prenotandosi sull’apposita piattaforma o direttamente in aula.
Complessivamente sono stati circa 30 gli interventi.
In molti di essi è emersa la necessità della manovra vista la gravità dei conti della sanità ed il conseguente rischio di commissariamento. In tal senso si sono espressi Mario Tosti (coordinamento PD) e Paolo Sartoretti (Perugia per la sanità pubblica) che hanno parlato
di manovra fiscale equa per riequilibrare i conti, Sveva Stancati (sinistra italiana) secondo cui la situazione economica delle aziende sanitarie umbre ereditata dalla giunta regionale era la peggiore di sempre, Fabrizio Fratini (Spi-Cgil), favorevole all’equità fiscale ed alla
progressività delle imposte in linea con quanto stabilito dall’art. 53 della Costituzione. Favorevoli anche Marco Geri che ha parlato di manovra fiscale necessaria (e dunque non politica), ma forse non sufficiente per perseguire l’obiettivo di una sanità efficace rispetto ai bisogni dei cittadini, Michele Saraceni (Unione degli studenti) secondo cui la manovra
potrà consentire un cambio di passo superando la crisi sanitaria preesistente ed i tagli governativi e Roberto Ciccone (ex presidente ed assessore) che ha segnalato come il buco
di bilancio sia frutto della gestione negativa dello stesso centro-destra che oggi cerca di cavalcarlo.
Sempre in senso favorevole si sono espressi: Valentina Vignaroli (presidente associazione Anima Perugia), secondo cui con riferimento alla manovra fiscale, è stata definito “apprezzabile” il tentativo di salvaguardare le fasce più deboli attraverso esenzioni e detrazioni Irpef poiché ogni misura che protegge il reddito delle persone è “segno di
responsabilità politica e sociale; Simone Pampanelli (Cgil Perugia) per cui è ormai necessario mettere mano al piano sanitario, ma, soprattutto, le forze politiche devono fare una vera battaglia sulla redistribuzione della ricchezza; Giuseppe Pennino (M5s): la
manovra è “necessaria e obbligatoria”, vista la situazione in cui si è trovata la nuova amministrazione regionale, e rispondente agli obiettivi previsti dalla normativa; Matteo Severini (M5s) per il quale a proposito della manovra, una solidità finanziaria in ambito
sanitario è un punto fermo rispetto alla tutela del diritto alla salute, per questo si può avere fiducia nella nuova giunta regionale; Alessandra Lignani: I problemi della sanità pubblica
non sono imputabili “solo all’emergenza Covid, ma alla mancanza di visione eprogrammazione, necessari per definire fabbisogni di personale e strumentazioni tali da
garantire servizi efficienti e da poter erogare prestazioni in tempi ragionevoli. In definitiva,
“non ha senso prendersela con chi mette le tasse anziché con chi non le paga”. Simone Emili: “si è smarrito il motivo per cui la manovra è stata fatta, ossia il disavanzo certificato
nella sanità cui si sommano i tagli programmati per i prossimi anni. Così si poteva arrivare aun dissesto. Allora, per evitare di tagliare i servizi sono state aumentate le tasse, ma in direzione di una maggiore equità e giustizia sociale; Michelangelo Grilli (Giovani
democratici): lo Stato, soprattutto, ha smesso di incidere in materia di disuguaglianza”. E al riguardo, “se le tasse servono anche a garantire equità, uguaglianza e diritto all’emancipazione di tutti, si può dire che il sistema fiscale regionale oggi sia comunque più
equo”. Daniela Ranocchia (Perugia per la sanità pubblica): posta la necessità di ripristinare l’equilibrio del sistema sanitario regionale, ha espresso aspettative sull’impiego delle risorse
recuperate anche in vista del nuovo piano sanitario regionale: investire su personale e tecnologia; reclutare medici, infermieri e altri professionisti della sanità; costruire le filiereper la gestione delle malattie croniche; mantenere e rilanciare i servizi territoriali della
cronicità e non solo.


Altri interventi si sono concentrati sulla difficile situazione del commercio (AnnalisaBindocci operatrice commerciale), dovuta all’aumento dei costi ed alla contrazione dei consumi; ciò richiede risposte organiche da parte di tutti i livelli della politica. Forte preoccupazione sulla sanità è stata espressa da Alessandro Petruzzi (federconsumatori) alla
luce del costante taglio delle risorse a livello nazionale ormai da anni. Sulla manovra fiscale ha chiesto trasparenza sul futuro impiego delle risorse. Lucio Caporizzi ha cercato di fornire un quadro della manovra che, adottata in tempi stretti, supera il criterio della
progressività, concentrando il prelievo su una minoranza di contribuenti. Qualche perplessità ha espresso, tuttavia, sul metodo seguito. Mauro Alcherigi (La sinistra) ha segnalato molteplici criticità nel metodo seguito a fronte di una manovra che era inevitabile.
Da correggere il sistema di detrazione previsto. Per Mario Amico da operatore sanitario bisogna ridisegnare il sistema a partire dal piano sanitario regionale per trattenere i pazienti e dare un contributo al bilancio; al contempo è necessario pensare anche alla qualità delle
prestazioni erogate. Per Riccardo Pegiati (responsabile Ugl salute per l’Umbria) sono colpiti dalla manovra soprattutto i lavoratori dipendenti e pensionati con reddito superiore a 28mila euro annui,
quindi il ceto medio. Le maggiori entrate, inoltre, “dovevano servire a rafforzare la sanità pubblica, ma solo in parte saranno destinate ad essa”. Di qui la richiesta che “siano
interamente spese per la sanità, specie per i settori in affanno come il comparto emergenza- urgenza. Paolo Pauselli (segretario regionale Forum associazioni familiari Umbria) ha detto
che le famiglie umbre temono di trovarsi in difficoltà. La non chiarezza ha provocato malumore e preoccupazione. Il ceto medio rischia di scendere ancora più in basso. Ci sono anche famiglie con persone disabili e non autosufficienti in situazione ancor più critica. Di
qui la richiesta di azioni incisive per risolvere questi problemi.
Per Elesio Pasquino: rilevando lo stato di disorganizzazione della sanità, ha detto che, se si vuole umanizzare la sanità in un mondo liberista, bisogna tornare alle unità sanitarie locali e non parlare di “aziende”. Uno Stato non deve puntare solo al risparmio, ma spendere anche
“a deficit” se necessario e urgente.


Una forte contrarietà rispetto alla manovra regionale è stata espressa da Leonardo Caponi (Partito Comunista) secondo cui andrebbe ritirata in quanto legata alla “bugia odiosa” del
presunto commissariamento, nonché del tutto inutile nei numeri e da Vincenzo Aquino (associazione famiglie numerose), a detta del quale l’aumento delle tasse desta preoccupazione e rischia di mettere in crisi le famiglie verso le quali manca attenzione. Forti
dubbi sulle cifre relative ai conti della sanità diffuse dalla giunta regionale in carica e sulle risorse impiegate sono stati espressi da Errico Biagioli che ha rivolto un invito alla sindaca a farsi parte attiva per ottenere il ritiro della manovra. Contrario anche Luca Stemperini
(presidente di Azione universitaria Perugia) secondo cui la manovra è “un vero salasso per famiglie e giovani” e “a farne le spese più ingenti saranno i cittadini con redditi di fascia
medio-bassa, con una contrazione dei consumi e quindi danni all’economia locale”. In conclusione, “non si può restare spettatori di fronte a una manovra che grava sulle tasche dei
cittadini umbri”; Lorenzo Mattioni (Lega) ha sottolineato l’incertezza sulla destinazione delle maggiori risorse e, in proposito, ha rivolto un invito al sindacato a occuparsi della questione. La manovra è stata definita “senza presupposti”, con il conseguente auspicio che
la giunta regionale la ritiri, indicando comunque con chiarezza i progetti che punta a realizzare, tra cui dovrebbe in particolare figurare l’abbattimento delle liste di attesa.


Durante il dibattito è intervenuto il vice presidente della regione ed assessore al bilancio Tommaso Bori per spiegare che la manovra fiscale adottata è stata correttiva del bilancio dell’ente, necessaria per compensare le gravissime mancanze della precedente giunta che
hanno determinato effetti negativi in sanità come mobilità passiva, liste di attesa lunghissime ecc. Nel citare i dati dei conti della sanità (disavanzo certificato dal MEF di 34 milioni al 31.12.2024 oltre un ulteriore fabbisogno di 39 milioni per la ricapitalizzazione i
fondi di dotazione delle aziende sanitarie che risultavano azzerati. Successivamente è emerso altresì un disavanzo per le 4 aziende sanitarie pari a circa 90 milioni), Bori ha
parlato di deficit strutturale e non occasionale, parzialmente bilanciato in passato solotramite poste straordinarie adottate anno per anno e senza mai adottare un piano sanitario
organico il cui iter di approvazione per il quinquennio 2025-2030 è già stato avviato dalla giunta Proietti lo scorso mese di maggio.
Oltre a questa situazione interna, il vice presidente ha posto l’esigenza di affrontare anche il peso dei tagli del Governo alle Regioni, pari a 280 milioni nel 2025, 840 milioni dal 2026 al 2028 (per ciascun anno), oltre 1,3 miliardi nel 2019, insostenibili da sostenere tanto da
richiedere manovre correttive per poterle gestire. Ciò è avvenuto in Abruzzo ed Emilia- Romagna e nel 2024 in Toscana e Liguria, mentre altri Enti non hanno potuto adottarle avendo le aliquote già al massimo. Per l’Umbria i tagli incideranno per 5,5 milioni nel 2025,
16,5 milioni per ciascun anno dal 2026 al 2028, 26 milioni nel 2029. Per coprire questi tagli con le risorse a disposizione della Regione Umbria l’Amministrazione avrebbe dovuto azzerare tutti i servizi alla persona e porre in atto altre azioni che avrebbero immobilizzato
la regione. La giunta regionale, dunque, ha scelto di effettuare una scelta coraggiosa, con l’obiettivo di dare maggior servizi ai cittadini ed una migliore assistenza sanitaria pubblica: benefici
effetti che si vedranno nel tempo.
Bori ha quindi ribadito che la manovra è emergenziale ed inevitabile ed è stato necessario adottarla in tempi strettissimi, onde evitare l’inevitabile commissariamento da parte del
ministero.Il vice presidente, in merito agli effetti della manovra, ha tenuto a precisare che il 73% della
popolazione umbra (ossia coloro che hanno i redditi più bassi) o non subirà aumenti oppure riceverà o una riduzione della pressione fiscale; ciò significa che si è chiesto di più chi ha di più, come prevede il principio di equità fiscale.

Ciò libererà risorse non solo necessarie per risanare i conti della sanità, ma anche per
migliorare in maniera sostanziale i servizi offerti ai cittadini.