Con l’articolo 6 del decreto omnibus, relativo al payback – l’esborso che le imprese fornitrici di
dispositivi medici devono sostenere per lo sforamento dei tetti di spesa da parte delle Regioni – il
Governo ha stabilito che dovranno versare circa 500 milioni per il periodo 2015-2018. Cifra a cui si
è arrivati in seguito ad uno “sconto” di 350 milioni rispetto a quanto previsto, che però non risolve
il problema, né salva le piccole imprese dal rischio di fallimento, come denuncia Paolo Palombi,
presidente di Asfo Associazione Fornitori Ospedalieri Umbria, aderente a Confcommercio.
“In sede di trattativa presso il MEF erano state concordate soluzioni diverse – spiega Palombi –
molto più sostenibili, perché prevedevano l’introduzione di una franchigia per le aziende con un
fatturato inferiore a 4 milioni di euro. Nel provvedimento non c’è traccia di questo franchigia,
l’esborso generalizzato è insostenibile per moltissime piccole imprese, che rappresentano la
maggior parte dei fornitori, anche in Umbria”.
Il decreto inoltre ignora completamente altri due aspetti fondamentali che le associazioni
rappresentative del settore avevano sostenuto con forza: il contributo economico delle Regioni,
uniche vere responsabili dello sforamento, e la rateizzazione del pagamento.
A rendere ancora più pesante la situazione il termine per il versamento, ovvero trenta giorni dalla
comunicazione degli importi da parte della Regione, senza contare il lato paradossale che i
conteggi relativi al periodo 2015-2018, quello interessato, sono sbagliati e tutti da rifare, e
l’incognita di quanto accadrà per il periodo che va dal 2019 ad oggi.
“Molte imprese – conclude Palombi – sono a rischio default, con la conseguente perdita di posti di
lavoro, ma soprattutto il rischio per le forniture mediche, con le drammatiche conseguenze che ne
conseguono per la salute dei cittadini. Parliamo anche di dispositivi salvavita: chi li fornirà nei
tempi giusti? E soprattutto a che prezzo, e con quale aggravio della spesa sanitaria, se il mercato diventasse, come è facile che sia, monopolio di poche grandi aziende e di multinazionali?”.
La questione payback dunque è tutt’altro che risolta: le associazioni di categoria hanno sollecitato
il Governo ad introdurre i correttivi sulla franchigia minima, sul contributo economico da parte
delle Regioni e sulla dilazione pluriennale dei pagamenti, al fine di garantire sostenibilità e
continuità operativa alle imprese coinvolte. La battaglia potrebbe continuare anche sul piano
civilistico. Il tutto in un clima di incertezza che dura da anni e penalizza fortemente il settore.
